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I componenti della Squadra Mobile

Corrado Muraro (Luigi Di Fiore)

Corrado Muraro è un uomo massiccio e solo che spende tutta la sua esistenza dentro la Questura.
Quarantenne, barricato dietro un’aria accigliata, centellina le parole al punto che ogni sua frase finisce per avere il significato di una sentenza. Forse per questo, e per le innegabili qualità professionali di poliziotto senza fronzoli, incline alle maniere forti, è uno degli agenti più rispettati e temuti.
Persino il questore e i commissari più anziani, quando hanno a che fare con lui manifestano un lieve timore reverenziale. Ma a Muraro attenzioni e rispetto troppo ostentati non fanno alcun effetto. Gli basta un accenno di occhiata torva, una battuta detta senza sorridere per far capire a chi ha di fronte che le manfrine con lui non funzionano, non funzionano mai.
In principio, Nardone appare a Muraro come un poliziotto da salotto, di quelli che fanno le inchieste in guanti bianchi, che storcono la bocca davanti ai suoi metodi sbrigativi, a volte brutali, a cui l’esperienza e le circostanze della vita l’hanno abituato.
L’approccio tra i due è tutt’altro che facile e provoca momenti di tensione ma è grazie a questo attrito che Nardone fa inaspettatamente breccia nella corazza di Muraro, facendo scricchiolare tante sue certezze.
L’esperienza di Muraro, la conoscenza del territorio, del dialetto milanese, della mala e dei suoi codici, si riveleranno fondamentali per l’ascesa di Nardone.
È il primo e più fedele componente della Squadra di Nardone.


Peppino Rizzo (Ludovico Vitrano)

Palermitano, orgoglioso delle proprie origini e tifoso del Palermo, questo è Peppino Rizzo, il siciliano della squadra. Timido, flemmatico, intuitivo, acuto, pavido, pigro. È emigrato a Milano e in questura s'è imbucato in Economato perché fuori fa freddo e poi deve studiare, vuole ottenere la laurea in Giurisprudenza, sogna di fare il magistrato. Nardone scopre l’esistenza di Rizzo quando si presenta da lui a lamentarsi per avere carta, penne, lampadine. Nota subito che ha una memoria pazzesca, soprattutto fotografica. Conosce e ricorda ogni più piccolo dettaglio topografico di Milano. Così lo arruola nella squadra, ma lui inizialmente non è contento. In Economato poteva studiare, adesso gli tocca farlo la sera quando gli rimane tempo. Poi però ci prende gusto a stare sul campo, e smette di smoccolare ricordando quanto stava tranquillo in ufficio. Quando Nardone gli rinfaccia di essere il classico siciliano che si lagna, Rizzo fa notare al commissario che pure lui mica scherza. Ma Nardone gli spiega che sono lamentele di tipo diverso: quella di Rizzo è endemica; invece la sua è di circostanza, serve a evitare rotture di scatole (che poi gira regolarmente a Rizzo).
A forza di impegnarsi e studiare, però, Rizzo riesce a diventare magistrato e a mettere a frutto tutto ciò che negli anni ha imparato, stando nella Squadra.


Enrico Spitz (Francesco Zecca)

Occhialuto, mingherlino, dotato di grande acume e spirito d’osservazione, Enrico Spitz ha 28 anni ed è un fervente assertore del metodo scientifico nelle indagini, uno che crede che un’attenta ricognizione della scena del crimine possa fornire tutti gli elementi utili a individuare il colpevole. Per questo si trova spesso ad affrontare lo scetticismo dei colleghi per cui due schiaffoni e un informatore sono la strada più breve per arrivare all’obiettivo. Ma proprio perché si tratta di una sfida e di una pratica investigativa tutta da inventare, Spitz vi si applica approntando con i pochi mezzi a disposizione, in modo quasi artigianale, schemi d’indagine originali ed efficaci che anticipano le pratiche attuali. Solo che fatica a trovare credito e i colleghi  trattano i suoi scrupoli come fissazioni di uno studentello un po’ fanatico.
L’unico pronto a servirsi delle intuizioni e di quei metodi all’avanguardia è Nardone che lo tira fuori dal reparto della polizia scientifica, considerato un centro studi per teorici senza attributi, e lo valorizza nella squadra mobile. Spitz è un poliziotto sui generis, un intellettuale prestato alle forze dell’ordine, ma non è capitato lì per caso. La sua è stata una scelta precisa, maturata in conseguenza di un evento traumatico che ha segnato la sua vita.
Di origini ebraiche, Spitz è un sopravvissuto di Mauthausen. A vent’anni è stato deportato con tutta la famiglia nel campo di sterminio da cui è il solo ad essere tornato. Questo passato l’ha reso quasi indifferente di fronte alla morte e a nutrire un sentimento di odio verso il compagno di squadra ed ex repubblichino Suderghi. Questo passato lo induce anche a condurre un’indagine privata, segreta: sta cercando l’uomo che ha venduto la sua famiglia ai nazisti. Il suo obiettivo è semplice: trovare il colpevole e giustiziarlo.


Sergio Suderghi (Stefano Dionisi)

Un ardito fuori tempo massimo, che si crede ancora un giovanotto di belle speranze in cui l’insofferenza per la routine in polizia convive accanto a temerarietà e cinismo. Questo è Sergio Suderghi, il maledetto della squadra. Che predilige l’azione alla riflessione. Che, grazie alla prestanza fisica e a una faccia da schiaffi, nella vita è stato abituato per troppo tempo a farla franca. Un avventuriero senza ideali ma ricolmo di parole d’ordine, audaci, insolenti. Con una visione sfacciatamente maschilista, che divide le donne tra prede e angeli del focolare. Valori della retorica fascista che ha abbracciato senza riserve e che lo hanno portato ad aderire alla Repubblica di Salò più per inclinazione caratteriale che per convinzione ideologica.
Ma, nonostante la sua baldanza, ha due punti deboli. La dipendenza dalla cocaina, droga alla moda negli anni della giovinezza, e Flò, per la quale perderà la testa.
Nardone dà anche a Suderghi la possibilità di ricominciare, di entrare a fare parte della sua squadra e di usare le sue maniere “forti” al servizio della giustizia. 

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