Scatti di scena

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Gli antagonisti

 

Luigi Bosso (Giuseppe Soleri)

Cresciuto tra i vicoli malfamati di Porta Romana, Bosso è intelligente, cinico e spregiudicato. Non gli interessa un’esistenza tranquilla, rispettabile, cadenzata da riti quotidiani invariabili e mediocri. Vuole adrenalina. Vuole soldi e donne. Vuole vivere al massimo.
Così, poco più che ventenne, dopo un’adolescenza fatta di taccheggi e furtarelli, Luigi si candida al ruolo di enfant prodige della mala milanese. Specialità: furti d’auto. Il suo talento non sfugge a Barone. Il grande ricettatore lo recluta. Lo indirizza verso obbiettivi più ambiziosi. All’interno di un disegno criminale più ampio. Diventa il suo delfino. Gestisce la distribuzione delle merci ricettate ai commercianti indebitati con Barone. Si occupa di sporcarsi le mani in luogo del suo capo. Viene inserito da Barone stesso nella famosa Banda Dovunque. E’ lui a procurare le auto per le rapine. E’ lui a mantenere i contatti tra il ricettatore e i rapinatori.
Proprio nell’ambito delle indagini sulla Banda Dovunque, la sua strada si incrocia con quella di Nardone, che ne prevede la scalata verso il vertice della malavita milanese.
E infatti Luigi è insofferente al ruolo di subalterno di Barone. Ha bisogno di maggiore libertà. Si sente frenato. Vuole essere lui il capo.


Salvatore Cangemi  (Manlio Dovì)

Nessuno è mai quello che sembra, e nemmeno Cangemi sfugge alla regola. Quarantenne, pugliese, aria bonaria acuita dalla zoppia procuratagli da una malformazione al piede destro. Il suo bar ai Navigli è uno dei luoghi più frequentati dalla mala di Milano. Pur non trafficando in prima persona, Salvatore conosce tutto e tutti. Tra i suoi più affezionati clienti c'è Bosso.
La convivenza di Cangemi con la mala rischia di crollare quando Nardone, capisce che il bar è un crocevia di traffici e informazioni. Minacciandolo di sospendergli la licenza di vendita di alcolici, lo costringe a diventare un suo informatore.
Tra i due s’instaura uno strano rapporto. A Cangemi Nardone sta simpatico, e Nardone si affeziona a lui nonostante colga una nota di indecifrabilità, di malinconica ambiguità di fondo.


Il Questore Ossola (Franco Castellano)

Un uomo d’apparato, un politico opportunista: Ossola sa come stare al mondo. E’ sempre in grado di capire l’atteggiamento più conveniente da tenere. Quale sia il potente in ascesa o in declino. Non è un disonesto, ma per lui contano i risultati. E’ attento ai rapporti coi giornalisti, che possono esaltare o avvilire la sua immagine.
Un uomo così non può che entrare in conflitto con Nardone. Gli slanci del commissario, il suo idealismo, la sua pervicacia nella ricerca della verità e non di una verità qualsiasi, rappresentano a volte un problema. Un fastidio.

 

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