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Il Commissario Nardone

Seconda puntata

Giovedì 13 settembre ore 21.10

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    Terzo episodio – TRADIMENTI

    Avendo risolto il caso della Banda Dovunque, Nardone ha di nuovo accesso alle indagini più importanti: gli omicidi.
    Il cadavere di una donna avvenente, Sofia Piacentini, viene ritrovato nella sua auto, in un luogo dove solitamente si appartano le coppiette. Sembra la vittima di una rapina finita male.
    Il marito della vittima, uno stimato avvocato, è il primo ad essere interrogato ma viene scagionato da un alibi di ferro.
    Parallelamente all’indagine sulla morte di Sofia Piacentini, Nardone continua a tenere sotto controllo Barone. Per incriminare il gioielliere, Nardone vuole servirsi delle testimonianze delle vittime del suo giro d’usura. Un commerciante, infatti, si è suicidato a causa dei debiti e la vedova potrebbe essere disposta ad aiutare nell’indagine. Ma la donna ha paura e non è facile strapparle le informazioni necessarie. Nardone scopre comunque che Barone non pretende solo gli interessi passivi ma impone ai suoi debitori di comprare a prezzi altissimi le merci da lui ricettate. Il traffico viene gestito telefonicamente da un intermediario. Senza contatti diretti. Nardone capisce che devono trovare l’intermediario; sarà lui che li porterà fino a Barone. Per riuscire c’è solo un modo, ricorrere alle intercettazioni telefoniche.
    Rizzo e Muraro hanno raccolto informazioni sull’omicidio Piacentini e hanno scoperto che nelle ultime settimane ci sono state altre rapine, con modalità simili, sempre ai danni di coppiette. Suderghi, Muraro e Rizzo si apparteranno in compagnia di prostitute, per tendere una trappola ai ladri. Nardone ha coinvolto anche Flò, che farà la parte dell’innamorata insieme al rude Suderghi.
    Dopo un paio di appostamenti, il piano ha successo. Una coppia di balordi tenta di rapinare Flò e Suderghi. I rapinatori finiscono ammanettati, confessano le rapine precedenti ma per quella ai danni di Sofia Piacentini si dichiarano innocenti. Sono uomini d’onore: ladri, ma non assassini. Nardone decide di credergli. La squadra deve cercare altrove l’assassino.
    Però l’assassino di Sofia, per copiare tanto bene il modus operandi dei rapinatori delle coppiette, deve aver avuto modo di vederli in azione. È quindi probabile che in precedenza il colpevole sia stato a sua volta rapinato!
    Spulciando le denunce dei furti, Nardone risale ad uno dei praticanti che esercitano nello studio legale di Piacentini, Paolo Raimondi.
    Interrogato da Nardone, Paolo crolla. Confessa di avere avuto una relazione con la moglie del suo capo e di essersi spaventato quando Sofia, evidentemente pazza d’amore, aveva annunciato di voler lasciare il marito per stare con lui. Per Paolo sarebbe stata la fine della carriera, il suo principale si sarebbe vendicato sicuramente impedendogli di esercitare in tutta Milano.
    Il caso di omicidio è risolto. E Nardone riceve un’altra buona notizia: le intercettazioni hanno funzionato. Dalle telefonate appare chiaro che a minacciare i negozianti è il latitante Bosso.
    Nell’intercettazione, Bosso annuncia che lo scambio tra soldi e merce si effettuerà da una certa Angelique. I nostri hanno appena il tempo di ascoltare queste informazioni, quando improvvisamente cade la linea: la causa dell’interruzione è dovuta alla morte del tecnico STIPEL, che si trovava in cima ad un palo del telefono per rintracciare il luogo di chiamata. 

    Quarto episodio - IL FALSARIO

    L’omicidio del tecnico STIPEL rende chiaro che Bosso si è reso conto di essere controllato ed ha fatto eliminare l’unico in grado di scoprire il suo nascondiglio.
    Prima di morire, il tecnico era riuscito a circoscrivere la zona da cui proveniva la chiamata: Trezzano sul Naviglio.
    E da lì iniziano le indagini di Nardone: quante Angelique possono esserci, in un paesino alle porte di Milano?
    Intanto, a Milano, Nardone è alle prese con un nuovo crimine. L’omicidio di uno stimato incisore, Carlo Torcia. Nessun segno di scasso, Torcia deve aver aperto la porta al suo assassino. Unico particolare fuori contesto: un mazzo di chiavi che sembra non appartenere alla vittima. Nel palazzo nessuno sembra aver visto né sentito nulla. Neanche il dirimpettaio, il professor Alberto Volterra, ha sentito lo sparo.
    Nardone è convinto che Volterra nasconda qualcosa e non sia stato sincero con la Polizia ma Spitz difende il professore a spada tratta. Volterra è un sopravvissuto dei campi di concentramento e per questo gode della stima imperitura dell’altrimenti taciturno e timido ebreo Spitz.
    Visto che non sembra spuntare nulla di interessante, Nardone decide di scavare nel passato di Torcia e inizia interrogando la sua ex-cameriera, licenziatasi appena tre mesi prima della morte del principale. Mirella Rubattino, questo il suo nome, dichiara di essersi dimessa dal lavoro per tornare al paesino d’origine con il figlio Lucio. All’ultimo momento il ragazzo aveva cambiato idea e deciso di restare a Milano, ma ormai Torcia aveva assunto una nuova cameriera e Mirella non aveva potuto riottenere il vecchio posto di lavoro.
    Il delitto di Torcia sembra essere senza soluzione, ma un’intuizione di Nardone da una svolta all’indagine: confrontando l’appartamento della vittima con quello dei vicini, il commissario si accorge di un finto muro. E della camera segreta che nasconde.
    Nella camera segreta, Torcia impiegava la sua abilità di incisore per falsificare passaporti e banconote. Finalmente una pista su cui indagare. I sospetti cadono sul professor Volterra. Spitz non può credere che Volterra sia colpevole e convince Nardone ad indirizzare altrove le indagini.
    Seguendo l’unico indizio che non incrimina il professore, ossia il mazzo di chiavi trovate a casa di Torcia, Nardone scopre che il colpevole è in realtà il figlio della cameriera Mirella.
    Per coprire le pesanti perdite subite da Lucio nel gioco d’azzardo, Mirella aveva preso a ricattare Torcia minacciandolo di denunciare la sua attività di falsario. La sera dell’omicidio Lucio aveva accompagnato la madre a riscuotere e si era trovato davanti un Torcia non più disposto a pagare. Alla lite era seguita una colluttazione e infine l’omicidio. Spaventati da ciò che era successo, Mirella e Lucio erano poi fuggiti, dimenticando lì le chiavi di casa loro.
    Intanto per un colpo di fortuna, Rizzo e Muraro vengono a capo dell’enigma di Angelique: non è una donna, si tratta del nome di una barca!

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