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Il Commissario Nardone

Quinta puntata

Giovedì 4 ottobre ore 21.10

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    Nono episodio - LA CACCIA

    Bosso e i suoi rapinano un gioielliere della sua valigetta, piena di preziosi. Il gioielliere viene ferito e i malviventi riescono a scappare con la refurtiva.
    Capendo immediatamente che dietro il colpo si cela Bosso, Nardone indaga sulla rapina e immagina l’esistenza di un basista, che abbia informato i delinquenti sul contenuto della preziosa valigetta.
    Il gioielliere ferito è un uomo di specchiata rispettabilità, mentre sua figlia Emma, capricciosa cantante lirica alla Scala, attira immediatamente l’attenzione del Commissario.
    Nardone si reca quindi alla Scala per approfondire la questione e, sorprendentemente, viene a sapere che Emma è stata cacciata quasi due mesi prima.
    Su ordine di Nardone, Spitz segue Emma e la vede salire su una macchina sospetta perdendo poi le sue tracce.
    Suderghi continua le sue schermaglie amorose con la bella Flò.
    Emma si è recata al nascondiglio di Bosso. In effetti è lei la basista che, infatuata del pericoloso malvivente, lo ha informato del contenuto della valigetta.
    Ritroviamo Emma al locale di Flò. Da quando è stata allontanata dal Coro della Scala, la ragazza si esibisce cantando nei night. Convinto ormai che sia stata lei a fornire ai ladri le informazioni sulla valigetta, Nardone la trova e la affronta. Emma lo tratta con sufficienza, dai suoi discorsi appare la rappresentante di una nuova generazione che vuole sovvertire le regole dei padri. Come esempio del nuovo che avanza, Emma cita la povertà delle campagne milanesi, dove le chiese non possono permettersi organi e campane e sono costrette a far suonare dei nastri negli altoparlanti. Nardone si rende conto che da lei non avrà informazioni e la lascia andare. Il commissario ricorda però le parole di Emma circa le campane suonate attraverso un altoparlante e capisce immediatamente di dover andare lì per trovare i responsabili della rapina al gioielliere.
    Gli uomini di Nardone circondano la cascina nella quale si nasconde Bosso. Il criminale usa Emma come scudo per procurarsi una via di fuga e riesce a farla franca. Emma è salva per miracolo.
    Il giorno dopo, Nardone interroga la figlia del gioielliere. Ascolta la sua confessione. Si è fatta sedurre da Bosso. Ha tradito il padre per lui. Si è rovinata per un amore balordo, da niente. Nardone prova quasi pena per lei.
    Mentre Muraro si riprende in fretta e cerca di recuperare tutto il tempo perduto in compagnia della figlia Anna, Suderghi è stato raggiunto a Milano dalla sua promessa sposa francese e si trova impegnato suo malgrado nei preparativi del suo matrimonio.

    Decimo episodio - CAMPIONE NEL FANGO

    Nardone è sul luogo di un delitto. La vittima è Toni Mazzillo, un pugile di belle speranze, ucciso a coltellate in casa sua. Da un orologio da tasca trovato sul luogo del delitto, la morte sembra risalire all’una di notte. L’assassino deve essersi poi lavato nel bagno della vittima e, uscendo, ha dimenticato l’acqua del rubinetto aperta. I vicini, vedendo l’acqua uscire dall’appartamento, hanno chiamato il 777.
    Il manager di Toni, subito interrogato, fornisce ai poliziotti il quadro della situazione: Mazzillo aveva appena vinto il titolo europeo, si preparava per il mondiale. Era un bravo ragazzo, con la testa sulle spalle, schivo.
    Vista l’assenza di indizi, si inizia ad indagare sulla vittima. Toni aveva due fratelli, Giancarlo e Massimo. Giancarlo Mazzillo dice di non vedere il fratello da tempo, di aver interrotto i contatti con lui perché Toni aveva cambiato giro, si era montato la testa e sembrava vergognarsi delle umili origini della sua famiglia. Aveva anche smesso di mandare soldi a casa, dicendo che non ne aveva più. Invece, continua Giancarlo, voleva solo spenderli per sé e per le sue donne.
    Massimo è il più giovane dei fratelli Mazzillo ed è stato il primo sostenitore del fratello pugile. Negli ultimi tempi, però, anche con lui i rapporti si erano guastati. Massimo afferma che Toni aveva smesso di mandare soldi a casa perché aveva preso il vizio del gioco. Anzi, probabilmente aveva anche perso molto, sembrava preoccupato di alcuni tizi cui doveva dei soldi…
    Invece la madre di Toni, interrogata da Nardone, descrive il figlio di mezzo come il suo preferito, quello cui aveva affidato il prezioso orologio del padre.
    Nardone incontra casualmente Lucia, la fidanzata di Massimo; anche lei ripete che Toni era un bravo ragazzo.
    Per Nardone i conti non tornano. Mazzillo era grande e grosso, sarebbe stato difficile per chiunque sopraffarlo; eppoi c’è l’orologio di famiglia, che segna l’ora della morte, gettato in un angolo sul luogo del delitto…
    Il Commissario ha un’intuizione: Lucia tradiva Massimo con Toni.
    Arrestato, Massimo confessa il suo crimine. Toni lo aveva invitato a casa sua, aveva cominciato a parlare di Lucia, del bambino che aspettava da lui… Una volta realizzato quello che Toni gli stava dicendo, una furia cieca si era impossessata di Massimo. Si era avventato sul fratello, uccidendolo.
    Intanto Bosso riorganizza il suo ritorno in attività in grande stile. A Milano si susseguono le rapine compiute da lui e dai suoi complici, ma per la Polizia sembra impossibile stanarlo.
    Astutamente Nardone presume che questi furti servano a Bosso per preparare un grosso colpo. Si reca da Cangemi per scoprire se nel sottobosco della Mala si parli di una stangata in preparazione…
    Insolitamente silenzioso, Cangemi sembra non avere nulla da dire al Commissario.

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